«Chi lascia una relazione odeporica, anche se non viaggia per diporto, può, solitamente, essere assimilato a chi lo fa» (Scaramellini 1985)

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venerdì 17 giugno 2016

COLETI, Giandomenico

ETO:

Coléti, Giandomenico. - Missionario gesuita (Venezia 1727 - ivi 1798). Viaggiò nel Panama e nell'Ecuador soggiornando lungamente a Quito. Al ritorno in patria pubblicò un Dizionario storico-geografico dell'America Latina (1771) e altre numerose opere.

BOSCOVICH (Bošković), Ruggero Giuseppe (Ruder Josip)

(Dubrovnik 1711 - Milano 1787) religioso gesuita, letterato e matimatico. Nel 1757-58 è a Vienna, dove fu redatto e pubblicato il suo testo più noto, Philosophiae naturalis theoria redacta ad unicam legem virium in natura existentium, che ebbe risonanza europea. Dopo una breve sosta a Roma partì per Parigi nel 1759, dando inizio da una serie di viaggi che definì "un piacevole giro, fatto unicamente per interrompere le mie gravissime ... applicazioni" (Giornale del viaggio in Polonia, 1784, p. X), ma forse ebbe anche segrete mansioni diplomatiche affidategli dalla curia romana. Tra il maggio e il dicembre 1760 fu in Inghilterra, dove visitò anche Greenwich, Oxford e Cambridge, e dove fu in relazione con molti intellettuali e scienziati tra cui  B. Franklin. A Londra pubblicò anche il poema didascalico De Solis ac Lunae defectibus e fu proposto membro della Royal Society, alla quale fu associato nel gennaio 1761.
Nel dicembre 1760 Boscovich parte per Costantinopoli con l'incarico della Royal Society di osservarvi il transito di Venere. Lungo il viaggio visitò l'Olanda e la Germania, e fu nuovamente a Vienna dove si unisce all'ambsciatore veneziano Pietro Corner, anche lui in viaggio per Costantinopoli. Vi giunsero nel novembre, dopo aver toccato Corfù, Gallipoli e le rovine di Troia, troppo tardi per osservare il transito previsto per il settembre. Boscovich rimase a Costantinopoli circa sei mesi, e poi partì per Pietroburgo a seguito dell'ambasciatore inglese J. Porter, attraversando i territori turchi, la Bulgaria, la Moldavia fino a Galatz e al confine polacco. Di questa parte di viaggio redasse un Giornale (trad. francese Lausanne 1772, ed. or. Bassano 1784) ripubblicato nel 1966 col titolo Giornale di un viaggio da Costantinopoli in Polonia. Un grave incidente lo forzò a sostare presso i gesuiti di Kamieniec, poi soggiornò a Varsavia dal luglio al dicembre 1762, ospite di S.A. Poniatowski. Qui scrisse un Essai politique sur la Pologne (1764). Rinunciò a proseguire per Pietroburgo per motivi di salute, e forse anche politici. Passando per Cracovia, la Slesia e Vienna tornò a Roma nel settembre 1763. Fu poi a Pavia, Milano e Venezia.
Nel 1773 depose l'abito gesuitico in seguito alla abolizione della Compagnia, e si trasferì a Parigi dove rimase fino al 1782. Tornò quindi in Italia dove rimase fino alla morte soggiornando in diverse città.
Socio corrispondente dell'Académie Française
Rimangono inedite molte lettere.

DBI

venerdì 10 giugno 2016

BORGHESI, Giovanni

(Mondovì ? - Canton 1714) medico, partecipò alla spedizione in Cina voluta da papa Clemente XI per indagare sulle questioni insorte fra i vari ordini missionari. Partì da Roma nel 1702, sostò alcuni mesi a Pondichéry (India meridionale) dove scrisse una Lettera in latino datata 10 febbraio 1704, successivamente pubblicata (1710), nella quale espose le peripezie del viaggio e osservazioni su fauna, flora e costumi. La lettera fu diffusa a Roma, e rispose al desiderio del pubblico di conoscere meglio l'Estremo Oriente. La spedizione raggiunse Canton (1705), Nanchino e Pechino.
In una lettera del 1711, Borghesi scrisse che il capo della spedizione aveva offerto i suoi uffici di medico all'Imperatore, ma in seguito alla rottura tra i due il legato fu forzato a lasciare Pechino nel 1706 e Borghesi decise di non seguirlo, sperando che l'Imperatore avrebbe effettivamente richiesto i suoi servizi. Dopo un viaggio in Tartaria si accorse di essersi sbagliato. Nel 1710 su confinato a Canton, a suo parere su richiesta dei gesuiti che non desideravano tornasse in Europa e raccontasse ciò che essi facevano. Morì nel 1714, forse ucciso dal bonzo che lo aveva in custodia.

DBI

Lettera scritta da Pondisceri